Perchè lo Strampelli andava salvato

 

Da due anni l’Istituto di Ricerca Genetica “Nazario Strampelli” di Lonigo rischiava la chiusura. Con l’approvazione in consiglio comunale il 10 maggio scorsi dello schema di convenzione con la Provincia e la Fondazione Studi universitari di Vicenza per la Gestione dei Servizi in Agricoltura finalmente si può dire che una delle più importanti istituzioni leonicene sia salva. «Ora serve una ripartenza – spiega al nostro mensile il presidente del Consiglio Comunale Giorgio Nicolin – in quanto bisogna rimettere in moto anche e non solo i macchinari un po’ arrugginiti che erano stati parcheggiati nei garage per far tornare tutto a funzionare, se possibile anche meglio di prima». Nicolin si è fortemente battuto per questa causa e da un anno a questa parte è stato appoggiato da tutta l’Amministrazione e dal Sindaco in persona. Tutta l’operazione di salvataggio dello Strampelli, che rischiava di chiudere i battenti definitivamente in seguito all’approvazione delle legge del 2014 sulla soppressione delle Province, è stata resa possibile non solo per il passaggio della giurisdizione dell’Agricoltura dalla Provincia alla Regione, dall’interesse dimostrato della Coldiretti e della Fondazione Studi Universitari di Vicenza, ma anche per i notevoli contributi ricevuti dall’Agribagnolo che ha sostenuto finanziariamente l’Istituto nel 2015. La cooperativa è stata lungimirante perché si è resa conto che questa realtà doveva essere considerata un vero ed autentico patrimonio non solo per la città di Lonigo ma anche a livello europeo se non mondiale. Lo Strampelli, infatti, contiene al suo interno una banca dati dal valore inestimabile dai punti di vista scientifico e culturale. Scientifico per quanto riguarda la genetica e culturale perché lì c’è la storia della nostra passata vita agricola. «Bisogna dare atto che la precedente amministrazione Boschetto- precisa Nicolin che si è sempre battuto per la salvaguardia dello Strampelli anche quando era tra i banchi dell’opposizione- si era già attivata nel 2014 per scongiurare la chiusura e la soppressione dell’Istituto, ma anche per individuare soluzioni idonee per assicurarne la sopravvivenza. Tale azione è stata energicamente ripresa e perseguita dall’attuale amministrazione Restello, coinvolgendo in tutta l’operazione anche i sindaci del territorio, la Regione e il mondo agricolo locale. Devo dire che gli sforzi profusi per giungere ad un’intesa tra la Provincia di Vicenza, , la Fondazione Studi Universitari di Vicenza e il comune di Lonigo, mi hanno riempito di orgoglio non fosse altro perchè sullo Strampelli nel 1970 ho sviluppato la mia tesi di laurea». L’editing nucleotidico Il lavoro ormai più che cinquantennale svolto dall’Istituto di genetica ha fatto da precursore alla tecnologia più attuale della genomica, in un passaggio dal concetto dell’OMG a quello dell’editing nucleotidico. «Un tempo – ci spiega Nicolin – gli incroci tra le varietà di frumento e mais venivano svolti manualmente e dalle osservazioni sui risultati si operavano le selezioni migliori. Si cominciava dal trasporre il polline di una varietà sulla spiga di un’altra. Così la caratteristica evolutivamente vincente di una varietà veniva trasportata in una varietà più debole, per renderla più adattativa. Allo Strampelli il germoplasma conta 387 varietà: 300 di frumento e 87 di mais. Negli ultimi anni le scoperte in ambito genetico sono cresciute in modo esponenziale e di recente si è scoperto il potenziale dell’editing, meccanismo presente in natura che permette (nei tempi lunghissimi dell’evoluzione) di correggere a livello nucleotidico le caratteristiche più disadattati dell’organismo in questione. Stop dunque all’incrocio tra specie, ma via libera all’induzione di questo processo naturale. In tal senso lo “Strampelli” si rivela ancora oggi un istituto fondamentale per la ricerca a venire, nonché una banca dati preziosissima». «Lo Strampelli- conferma Nicolin- non è solo una scommessa già vinta per la ricerca, ma è anche fondamentale per il futuro degli oltre ottocento studenti del Trentin».

 

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