Alessandro Rigolon, comandante condiviso

Il Comune perde il comandante dei vigili urbani a tempo pieno ma non per questo vede calare i servizi e i controlli.

Il 1° febbraio scorso è diventata operativa la convenzione fra i Comuni di Lonigo e di Montecchio che vede il comandante Alessandro Rigolon impiegato per il 60 per cento delle ore di servizio a Lonigo e per il 40 per cento a Montecchio Maggiore.

Dal 1° luglio l'orario di servizio sarà suddiviso equamente fra i due Comuni dell'Ovest vicentino. Mentre a Montecchio hanno accolto il rientro del comandante (era già stato dal 1998 al 2015 nel centro castellano) con soddisfazione, a Lonigo si è discusso molto della partenza di Rigolon. La convenzione con Montecchio è stata vista da molti come l'anticamera di un futuro addio del commissario di polizia locale. In molti si sono chiesti se i rapporti con la nuova Amministrazione

comunale non siano buoni oppure se il comand

ante si sia visto negare finanziamenti che riteneva essenziali per il buon funzionamento del comando di polizia locale leoniceno. Il diretto interessato, tuttavia, intende

sgomberare il campo da simili illazioni. «Se davvero avessi voluto andarmene da Lonigo avrei aderito a qualche offerta di mobilità », afferma. «L'unico vero problema che da tempo espongo all'Amministrazione comunale

è la necessità di ampliare l'organico».La polizia locale di Lonigo svolge il servizio in convenzione anche nei Comuni di Sarego, Val Liona e Alonte, raggiungendo un bacino d'utenza di 28.000 abitanti. «Senza voler scomodare la legge regionale che stabilisce che vi sia un operatore di polizia locale ogni 1.000 abitanti, un numero che diventa pura

utopia di questi tempi, ricordo che fino al 2014 a Lonigo lavoravano 14 agenti, ora siamo solo in 10, troppo pochi per un'area così vasta e per un Comune così importante, con una percentuale record di residenti stranieri sull'intera popolazione», sottolinea Rigolon. I servizi che impegnano maggiormente gli operatori di polizia locale in queste settimane sono quelli relativi ai controlli Covid. «Il nostro approccio è prevalentemente informativo e preventivo», assicura Rigolon. «Nonostante questo, non possiamo esimerci dal sanzionare condotte palesemente in contrasto con le normative di contenimento dell'epidemia». I problemi più gravi si riscontrano nei pressi dei bar, nell'orario che va dalle 16.30 fino alla chiusura. «Spesso le persone stanno troppo vicine e tengono abbassata la mascherina anche se non stanno consumando cibi o bevande. A noi dispiace

essere repressivi, soprattutto nei confronti delle attività artigianali, ma in certe situazioni non possiamo non intervenire». Altri luoghi particolarmente delicati sono


le fermate degli autobus e gli ingressi delle scuole superiori. Per vigilare sul distanziamento dei ragazzi sono stati assunti dalle società di trasporto scolastico degli steward, ma essi

verificano soprattutto che non salgano sul bus passeggeri oltre il numero consentito. «A noi spetta il controllo degli eventuali assembramenti sotto alle pensiline e nel tragitto fra la scuola e le fermate dei pullman», avverte il comandante.

Naturalmente non c'è solo il Covid. Continuano le attività di controllo e repressione

delle violazioni del codice della strada. Grazie alle telecamere che leggono le targhe, effettuati servizi specifici di accertamento della regolarità delle assicurazioni e delle revisioni dei veicoli. «Anche se la situazione sanitaria ha imposto restrizioni negli spostamenti e nelle attività di bar e ristorazione troviamo ancora persone che


si mettono alla guida in stato di alterazione

psicofisica». di Paola Bosaro